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Giorgio Gori: un attore non per caso Professionalità e preparazione

Di Priscilla Rucco

Qualcuno ha affermato che la bellezza e l’ironiasalveranno il mondo e noi, ne siamo pienamente convinti. 

La bellezza con le sue infinite sfumature ci ha donato personaggi come Giorgio Gori, attoreche ha saputo unire intelligenza ed estro ad un’innata sensibilità grazie anche allo studio e alla professionalità non improvvisata ma, costantemente ricercata; requisiti fondamentali e mai non scontati, che assieme alla comicità, lo hanno consacrato nel mondo dello spettacolo.

Giorgio Gori, com’è nata la sua passione?

Ciao a tutti lettori, io ho la passione per il teatro e tutto ciò che gira intorno ad esso, e sono talmente innamorato che la passione non è nata, già c’era. E’ nata prima la passione per il teatro che Giorgio. Se vogliamo dare uno spazio temporale, già da bambino mi piaceva recitare le poesie di Natale, roba che bloccavo il cenone per una esibizione. Doveva essere tutto perfetto, forse la cosa non perfetta era proprio la mia recitazione. Io sono molto timido e mai avrei pensato di fare questo mestiere però un po’ mio zio, un po’ i miei genitori e soprattutto un caro amico di famiglia che purtroppo non c’è più mi convinsero che era la mia strada. Il 14 luglio 1999 faccio il primo spettacolo pagato con una pizza e poi mi iscrivo a settembre dello stesso anno all’Accademia di arte drammatica al Teatro il Primo di Napoli. Successivamente un po’ di gavetta teatrale fino ad arrivare ai laboratori di comicità e cabaret, vincendo qualche premio nelle varie rassegne. Ma basta parlare di me, parliamo della mia passione. Ho capito che il teatro era nelle mie vene perché mi sentivo bene, mi sentivo qualcuno. A volte si recita per evadere dalla realtà, è così è stato a me, e lo è tutt’ora. Io, durante le interviste, racconto sempre che sono talmente timido che non chiedo neanche l’acqua al bar ma sul palco so capace di uscire nudo e dire di tutto (e l’ho fatto!!!). Ho capito che era più di una passione perché studiavo ovunque. Avevo 12 anni e studiavo il teatro greco, il teatro povero, il teatro contemporaneo. Volumi e volumi di libri e mi interessavano. Mi divertivo con il mimo, la regia, le luci. Ho sempre odiato la dizione, sì quella sì, anche perché con l’r moscia che ho immaginate le ramanzine che avevo! Povera r mia, però con quella ho creato un personaggio ed ho interpretato anche un personaggio del Cyrano di Bergerac, uno dei miei testi preferiti. Ed oggi, dopo 22 anni ho la passione ancora più forte e non vedo l’ora sempre di aprire il sipario.”

Come pensa che si sia evoluta la commedia teatrale, da Scarpetta a oggi?

Scarpetta, parliamo del padre della nuova commedia contemporanea, un ritorno ai personaggi intesi come maschere, prendendo leggermente spunto dalla Commedia Dell’Arte. Ha avuto l’intuito di creare il dialetto teatrale moderno e portare alcune pochade in lingua napoletana. La scarpettiana è stata la base della comicità italiana teatrale del Novecento, ad oggi in Italia non abbiamo più quei personaggi, un po’ per il corso della storia e un po’ dall’influenza inglese e americana, specialmente con Neil Simon. La commedia teatrale oggi è “borghesita” passando dalle prime commedie di Eduardo ad oggi. Abbiamo storie non del popolo ma del borghese per cui tutti i cliché della borghesia moderna. Se però analizziamo i tempi comici, il ritmo e le situazioni comiche andiamo sempre a ripescare scene viste o riprese da Scarpetta o dalla pochade. L’evoluzione è l’abbandono del personaggio, vedi Felice Sciosciammocca, per entrare in un contesto di teatro contemporaneo e moderno. Il cinema nel 900 ha subito il fascino del neorealismo, la commedia post dopoguerra subisce il fascino borghese della comicità.”

In un tempo dove è più difficile portare la gente a teatro, lei pensa che i nuovi media come Youtube, Netflix, etc. siano di aiuto per il settore o siano invece un pericoloso concorrente?

Sicuramente non farò mai gli stessi spettatori della Casa di Carta, questo è poco ma è sicuro, anche perché non ho il fascino del Professore. I media devono essere un aiuto, qualora diventano un ostacolo vengono gestiti male. Basti pensare la televisione che preferisce Carlo Conti a un testo teatrale oppure per vedere Emma Dante devo andare su Rai5 ad orari improponibili. Già la televisione parte male figuriamoci le nuove piattaforme. Addirittura il teatro in streaming, una roba da rabbrividire per chi come me ama il calore di un applauso oppure la stretta di mano del pubblico o per i famosi firmare un autografo. Io al massimo firmo la ricevuta del parcheggio del teatro! I nuovi media sono comodi per pubblicizzare uno spettacolo, oppure dei brevi trailer, oppure per incitare a venire a teatro ma non devono essere strumento di sostituzione della sala teatrale. E’ chiaramente un pericoloso concorrente anche se il peggior concorrente è l’ignoranza e la mancanza di informazione, perché se io amo il teatro e sono una persona che ama l’arte, metto pausa a Netflix, scendo e vado a vedermi lo spettacolo!”

Quando si parla di attori per la commedia teatrale, si pensa in genere agli uomini. E’ più difficile per una donna abbracciare un genere come il suo?

“Bellissima domanda ed è anche difficile rispondere, perché è un tema delicato, considerando il fatto che durante il periodo del teatro greco o “romano addirittura gli uomini si travestivano da donna perché a loro non era permesso recitare. Non mi dilungo sul teatro in generale però soffermandomi sulla commedia, le prime attrici femminili le troviamo nella Commedia dell’Arte, però se ci facciamo caso sono sempre personaggi relativi al concetto di donna nel teatro, ovvero o cameriere o amanti o mogli, la stessa Colombina è una servetta, fino ad arrivare alla Locandiera, dove Mirandolina viene rappresentata come una donna furba e dotata di “armi pericolose”. Oggi, anche se abbiamo dei ruoli ben definiti, amante, moglie, suocera, ed ecce cc le donne hanno dei ruoli importanti, merito soprattutto delle giovani autrici tipo Cristina Comencini che hanno avuto la bravura di creare spettacoli comici al femminile e funzionano benissimo. La colpa non è degli attori, perché ci sono tantissime donne attrici bravissime sul comico, il problema sono i testi, purtroppo la scrittura comica teatrale è molto maschilista.”

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