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“D. Time – il tempo di Lady D”, su Rai1

Di Lorena Fantauzzi

Nel giorno dell’anniversario della morte, avvenuta il 31 agosto 1997, Rai Documentari porta in prima serata “D. Time – Il tempo di Lady D.”, una coproduzione internazionale sulla vita della principessa Diana. Il documentario, in onda su Rai1 mercoledì 31 agosto alle 21.25, ha come voce narrante la conduttrice del Tg1 Laura Chimenti per un racconto della vita di Diana Spencer e dei trent’anni che l’hanno vista protagonista della scena internazionale. Interprete unica del suo tempo, capace di comprendere lo spirito degli ultimi trent’anni del XX secolo, Diana ha contribuito ad ispirare cambiamenti sociali, passando da timida sposa alle prime esperienze nella casa reale inglese a consorte del principe ereditario impegnata nel sociale insieme alle star di Hollywood e del pop anni ’80, fino a diventare la “Principessa del popolo”, emblema pubblico di un nuovo candore emotivo durante i mutevoli anni ’90 della Gran Bretagna sotto i New Labour. Il documentario include filmati d’archivio straordinari e inediti della vita di Lady D., insieme a scene iconiche dei cambiamenti culturali, sociali, economici che Diana ha vissuto negli anni ’80 e ’90.

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PREMIO SAN GINESIO ALL’ARTE DELL’ATTORE 2° Edizione

Di Lorena Fantauzzi

Il 25 agosto 2021, nell’ambito del Ginesio fest diretto da Milena Mancini e Vinicio Marchioni, sarà consegnato il Premio San Ginesio allarte dellattore a Carolina Rosi e Michele di Mauro, assegnato da una giuria presieduta da Remo Girone e composta da Rodolfo di Giammarco, Lucia Mascino, Francesca Merloni e Giampiero Solari

Al via domani, 20 agostonella splendida cornice del borgo marchigiano di San Ginesio, il Ginesio fest  diretto da Vinicio Marchioni e Milena Mancini. L’evento di apertura della manifestazione presentato dalla conduttrice televisiva e radiofonica Carolina Di Domenico, che resterà a San Ginesio per tutta la durata del festival per fare da “anima guida” e introdurre i diversi appuntamenti della manifestazione. Il programma pensato per questa edizione del Festival da Milena Mancini e Vinicio Marchioni mette al centro il tema della formazione, rivolta non solo ai giovani artisti ma anche al pubblico, a partire dalla necessità di riscoprire la funzione aggregativa che il teatro possiede e di incentivare la partecipazione. Nei diversi luoghi del borgo si alterneranno masterclass, letture, spettacoli e presentazioni di libri. Alla manifestazione interverranno numerosi professionisti della scena.

Accolgo con soddisfazione il conferimento del premio San Ginesio a Michele Di Mauro e Carolina Rosi, due grandi artisti della scen– dichiara il sindaco di San Ginesio Giuliano Ciabocco – ci auguriamo che negli anni si rafforzi sempre più il ruolo del borgo di San Ginesio come punto di riferimento per il teatro italianodivenendo centro di produzione e di valorizzazione dellarte dellattore e di tutti i mestieri della scena.

Ecco le motivazioni che hanno portato la giuria alla scelta dei premiati:

– CAROLINA ROSI

“Figlia d’arte, e lei stessa protagonista d’una famiglia d’arte, battezzata da Luca Ronconi, e definitivamente accolta e valorizzata nel mondo della scena da Luca De Filippo, un’attrice di tempra e di sempre più maturo connotato drammatico come Carolina Rosi assolve dal 2015 allo strenuo compito di dirigere una compagnia storica come quella creata da Luca, discendente dall’esempio e dal repertorio di Eduardo. Oltre a questa rara responsabilità, l’odierno riconoscimento va alla vocazione umana da lei manifestata nelle ultime parti assunte in “Questi fantasmi” allestito da Marco Tullio Giordana e in “Ditegli sempre di sì” diretto da Roberto Andò. “

– MICHELE DI MAURO

“Sono anni, che un attore laborioso, anomalo, duttile, spietato, paradossale e già solo fisicamente assertivo come Michele Di Mauro meritava una forte attenzione. Il Premio gli esprime una gratitudine nazionale per aver dato lettura contemporanea, in sintonia con le regie di Valerio Binasco, a personaggi di Goldoni e Jon Fosse, di Shakespeare e Brian Friel, di Euripide e Ionesco. E non si può non elogiarlo pubblicamente per i cinque suoi ruoli distinti da identica frugalità nel dramma “Niente di me” del norvegese Arne Lygre, lì diretto da Jacopo Gassmann. Ricordando anche la sua vocazione multidisciplinare fra teatro e linguaggi video della scena.”

Nota del presidente di giuria

Il premio San Ginesio nasce con lintenzione di valorizzare e reinterpretare la storia del borgo a partire dalla storia del Santo da cui prende il nome. San Genesio era un attore che un giorno superò se stesso e riuscì a far imbestialire lImperatore Diocleziano che dei Cristiani aveva disprezzo, ma provava verso gli attori un po’ di paura come tutti i potenti. La colpa di Genesio è la stessa che ogni attore di razza possiede oggi: entusiasmo” entheos, essere dominati da una forza interiore che per i Greci che inventarono la parola era una intermediazione verso la verità. Anche la parola teatro ha in fondo la stessa origine. Da allora ad oggi, tra evoluzione e universalità lidea di un entusiasmo che ci guida resta un dato costante del nostro mestiere. Inutile negare che il mestiere di attore ha incontrato la rivoluzione digitale che non è né una tecnologia, né un luogo virtuale, ma solo un ambiente in cui le relazioni emergono in modo diverso dai fatti. Una rivoluzione che sta generando una transizione verso una redistribuzione della conoscenza e del sapere su quegli ampi stati di popolazione che per tradizione chiamiamo il nostro pubblico. Il teatro, come linguaggio, come rappresentazione, come tipologia di influenza sulla coscienza e sulla conoscenza è riuscito ad uscire dai luoghi deputati ed entrare da protagonista nei media più diversi. Oggi il teatro è un luogo di sperimentazione dove, discipline isolate tradizionalmente, possono convergere e creare innovazione proprio utilizzando gli spazi di sovrapposizione tra saperi, ricerca, per generare senso riconvertibile in benessere e forza immaginativa e dal teatro saper plasmare attivamente la stessa trasformazione digitale con i mezzi dellarte e poter estendere lo spazio scenico oltre lusuale. Questa trasformazione è una transizione vera e propria tra modi e mezzi di produzione che metteranno in campo nuove modalità espressive preservando lo stesso entusiasmo che guidò Genesio nella sua ultima rappresentazione.

Remo Girone

IGinesio festin programma dal 20 al 25 agosto 2021, nasce per volontà del Comune di San Ginesio con l’intento di favorire, attraverso l’arte e la cultura, la rinascita e il ripopolamento di uno dei borghi più belli d’Italia che nel 2016 è stato gravemente danneggiato dal terremoto. Il programma pensato per questa edizione del Festival da Milena Mancini e Vinicio Marchioni mette al centro il tema della formazione, rivolta non solo ai giovani artisti ma anche al pubblico, a partire dalla necessità di riscoprire la funzione aggregativa che il teatro possiede e di incentivare la partecipazione. Nei diversi luoghi del borgo si alterneranno masterclass, letture, spettacoli e presentazioni di libri. Alla manifestazione interverranno numerosi professionisti della scena come Sonia Bergamasco, Maria Grazia Calandrone, Gino Castaldo, Carrozzerie Orfeo, Michele Mele, Gabriele Di Luca, Fausto Malcovati, Linda Dalisi, Letizia Russo, Roberto Latini, Vittorio Salmoni, Francesca Merloni, Katia Ippaso, Marco Bonini.

Il 25 sera, nella piazza Alberico Gentili, subito dopo la cerimonia di consegna del premio San Ginesio, la compagnia ResExtensa porterà in scena uno spettacolo di danza aerea realizzato site specific per San Ginesio.

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È morto Gino Strada

È morto Gino Strada

Era il fondatore di Emergency, una delle più importanti ong del mondo, aveva 73 anni e per decenni era stato un riferimento per l’attivismo pacifista in Italia

È morto Gino Strada, medico e fondatore di Emergency, una delle più importanti ong del mondo e la più importante in Italia; Strada, che aveva 73 anni, è morto mentre era in vacanza in Normandia (Francia). Era stato per decenni punto di riferimento dell’attivismo pacifista italiano, denunciando e raccontando le violenze e la brutalità della guerra. Si era speso in particolare per chiedere la fine della guerra in Afghanistan, dove nel corso degli anni Emergency aveva aperto alcuni ospedali e dove ha continuato a operare anche nelle ultime settimane, nonostante l’avanzata dei talebani.

Strada, nato a Sesto San Giovanni, vicino a Milano, si laureò in medicina e chirurgia all’Università Statale di Milano nel 1978, specializzandosi poi in chirurgia d’urgenza. Iniziò a lavorare nell’ospedale di Rho, facendo pratica di trapianti del cuore fino al 1988.

In quegli anni iniziò anche a indirizzarsi verso la chirurgia traumatologica e lavorò con la Croce Rossa in varie zone di guerra, tra cui Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Somalia e Bosnia ed Erzegovina. Sulla base di queste esperienze fondò Emergency, nel 1994, insieme alla moglie Teresa Sarti che fino alla propria morte, avvenuta nel 2009, era stata presidente dell’organizzazione.

Oggi la presidente di Emergency è Rossella Miccio, mentre dal 2009 al 2017 era stata Cecilia Strada, figlia di Strada e Sarti.

Nel corso degli anni Emergency è diventata una delle più importanti organizzazioni umanitarie al mondo, offrendo cure mediche gratuite alle vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà, e impegnandosi attivamente per la promozione della pace e del rispetto dei diritti umani. Il primo progetto di Emergency fu realizzato in Ruanda, dove venne ristrutturato e riaperto il reparto di chirurgia dell’ospedale di Kigali e riattivato il reparto di ostetricia e ginecologia.

Tra le prime e più importanti campagne dell’organizzazione ci fu anche quella per la messa al bando delle mine antiuomo, culminata nel 1997 con il trattato internazionale di Ottawa, che si proponeva di eliminare la produzione e l’utilizzo di mine in tutto il mondo e a cui avevano aderito 162 paesi.

Dal 1994 a oggi Emergency è intervenuta in 19 paesi, curando milioni di persone. Tra i paesi in cui è più attiva c’è l’Afghanistan, dove ha 3 centri chirurgici, un centro di maternità con reparto pediatrico e una rete di 30 posti di primo soccorso. Dal 2006 è attiva anche in Italia, quando aprì a Palermo un poliambulatorio per garantire assistenza sanitaria gratuita ai migranti e a tutti coloro che ne avessero bisogno. Oggi gestisce 3 poliambulatori, 3 ambulatori, 3 ambulatori mobili, 2 unità mobili e uno sportello di orientamento socio-sanitario.

Dopo la decisione degli Stati Uniti di fare guerra all’Afghanistan, in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001, Strada fu uno dei principali critici dell’adesione dell’Italia all’intervento della NATO, come lo fu in seguito anche per la guerra in Iraq iniziata nel 2003. In quell’occasione Emergency lanciò un campagna pacifista esortando gli italiani a indossare uno “straccio di pace” bianco per esprimere il proprio ripudio della guerra.

Gino Strada durante una manifestazione contro la guerra in Iraq nel 2004, con al braccio lo "straccio della pace" (ROBERTO MONALDO/LAPRESSE)

A proposito dell’Afghanistan e della recente riconquista di diverse zone del paese da parte dei talebani, proprio oggi Strada aveva pubblicato un articolo sulla StampaStrada aveva scritto diversi libri per raccontare il suo lavoro di medico nelle zone di guerra, tra cui Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra Buskashì. Viaggio dentro la guerra. 

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È nato Emanuele Silvio Berlusconi, figlio di Luigi Berlusconi

Di Lorena Fantauzzi

È nato Emanuele Silvio Berlusconi, figlio di Luigi Berlusconi — ultimogenito del leader di Forza Italia — e di Federica Fumagalli. È il primo figlio della coppia, sposatasi nell’ottobre del 2020 a Milano dopo nove anni di fidanzamento. Emanuele Silvio è il tredicesimo nipote di Berlusconi. 

La coppia, da sempre molto riservata, al momento mantiene il silenzio anche sul luogo di nascita del bebè: ovviamente si presuppone possa essere Milano, città in cui i due neo genitori vivono. Non c’è da stupirsi dunque se sui social Federica e Luigi non hanno pubblicato alcuna foto del primogenito. Anche in un’altra occasione importante della loro vita, il matrimonio, avevano rinunciato a foto pubbliche sui social. Nell’ottobre 2020 si sono sposati nella cappella dell’oratorio San Sigismondo della basilica di Sant’Ambrogio a Milano davanti a pochi e selezionati invitati, per poi organizzare una festa nella tenuta di famiglia a Macherio.

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Nuovo flirt per Rocco Casalino in spiaggia in Puglia.

Di Lorena Fantauzzi 

Rocco Casalino è stato immortalato in Puglia L’ex portavoce dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe è stato fotografato in spiaggia a fare bagni e a prendere il sole. “Mentre Beppe Grillo e Giuseppe Conte si attovagliavano in Toscana per trovare l’intesa sulla guida del Movimento Cinque stelle, Rocco Casalino, che di Conte è (è stato?) portavoce, si sdraiava in Puglia a prendere il sole in compagnia di sua mamma e non solo”.

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Ecco quindi le foto da Cala di Rosa Marina, “un gioiellino di spiaggia incastonata nella macchia mediterranea all’interno dell’omonimo villaggio, vicino a Ostuni (Brindisi). Con Rocco c’è la mamma, cui è legatissimo, come ha raccontato in diverse occasioni e anche scritto nell’autobiografia ‘Il Portavoce’. E con loro c’è anche un ragazzone barbuto”, . “I racconti che ci arrivano dalla spiaggia riferiscono che Casalino lo avrebbe conosciuto la mattina stessa e che poi i due (più la mamma) avrebbero passato la giornata al mare vicini, facendo anche il bagno insieme”.

Ma attenzione non c’era traccia di Josè Carlos Alvarez, “l’uomo che tra tira e molla è al fianco di Casalino da oltre sei anni. Vien da pensare che siano in un periodo ‘molla’? Comunque, chiunque sia il ragazzone barbuto, e qualunque sia la natura della loro conoscenza, se Rocco ha qualcosa da spiegare in merito, non è certo a noi che deve una giustificazione”.

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Alessandro e Federica, una storia di violenza finita bene …

Di Lorena Fantauzzi 

Sposare un sogno, non è il titolo di un progetto ma il vero senso del lavoro di Salvamamme che cerca di rispondere al meglio ai desideri di coloro che, dopo aver vissuto storie durissime, hanno diritto di vivere qualche momento indimenticabile.

Una storia difficile e bellissima quella di Alessandro e Federica, romani dell’hinterland della capitale, che hanno superato montagne per arrivare alla serenità, una storia di violenza e sofferenza finita bene, come quasi mai succede. Lui, Alessandro ha una storia terribile di infanzia negata. E’cresciuto a suon di botte tra varie famiglie a cui è stato affidato sin dalla nascita e, nonostante l’animo buono e una grande sensibilità dentro aveva quel tarlo che lo spingeva a reagire in maniera sbagliata, perché “la rabbia è un dolore nascosto, e se cresci nella violenza i fantasmi del passato ritornano”. Con Federica hanno avuto tre figli, Alessio e i gemelli Stefano e Gabriele. Dopo la nascita dei Gemelli il rapporto si incrina, “è cambiata la situazione economica e anche psicologicamente è stato devastante. Un cambiamento drastico, soprattutto i problemi lavorativi, io non potevo lavorare, lui occasionalmente. Alessandro era sempre nervoso, affaticato, arrabbiato, è stato l’inizio della crisi…”, racconta Federica. Una notte, dopo lunghediscussioni e reazioni aggressive, si separano. Lei nella loro casa con i bimbi, lui fuori. Dopo 6 mesi di riflessioni Alessandro realizza che stava perdendo la cosa più bella che aveva desiderato e decide di riconquistare Federica. Piano piano sono ritornati assieme e hanno ritrovato l’amore perché, parole di Alessandro “i fantasmi del passato non possono convivere con gli angeli del presente“, e Federica rivela “mi sono rinnamorata di lui, perché quello che ho conosciuto dopo la separazione era altro Alessandro. Le discussioni ci sono anche adesso, come in tante coppie, ma è il modo in cui ti relazioni che è diverso”. La coppia è stata ospite dell’evento “Women for Women against Violence” ideato da Donatella Gimigliano dove, a raccontare la loro storia, è stato un emozionante Simone Sabani con il quale è nata una grande amicizia.

E dopo tre anni dalla riconciliazione Federica e Alessandro hanno finalmente coronato il loro sogno di amore con i lorotre bellissimi bambini, e vissuto un matrimonio da favolagrazie a Salvamamme che, in collaborazione con l’Associazione Consorzio Umanitas, ha animato una meravigliosa gara di solidarietà di tanti amici. Per Federica, grazie alla generosità dell’atelier Roberta R e della sua titolare Roberta Lauri, un abito romantico in prezioso pizzo su una base di tulle illusione color seta, scollatura a barchetta, paillettes e perline, ma anche un trucco da star a cura della make-up artist Rebeca Dìaz.
Per la coppia le fedi del maestro orafo Michele Affidato, un servizio fotograficoper l’album ricordo realizzato con Marino Paoloni nella magica location dell’Hotel degli Aranci (4L CollectionHotels), un video emozionale della cerimonia con il giornalista e filmmaker, Angelo Apolito. Il tutto accompagnato dalla meravigliosa colonna sonora dei pezzi più belli del maestro Morricone (The Mission, Il Tema di Deborah, Cinema Paradiso) con il giovane talento romano,Jacopo Mastrangelo. Per una volta “l’amore ha vinto su tuttoed è stato celebrato”, e anche Salvamamme, che con la sua Presidente Grazia Passeri si è messa in campo da diecianni a fianco della coppia, festeggia insieme con i novelli sposi questo magico momento.

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Moana Pozzi la spia nel letto del potere di Brunetto Fantauzzi

Moana Pozzi la spia nel letto del potere di Brunetto Fantauzzi (servizio esclusivo del giornalista più spiato d’Italia) Padre Giovanni Ferrando, allora parroco di Lerma (Al), che Moana…

di Brunetto Fantauzzi (servizio esclusivo del giornalista più spiato d’Italia)

Padre Giovanni Ferrando, allora parroco di Lerma (Al), che Moana l’aveva conosciuta fin da piccola riferì: <<Bambina vivace, ammaliata dalla brama del denaro e dalla fama… in definitiva nel suo animo cercava altre cose…>>.

A chi chiese cosa, si trincerò dietro il segreto del confessionale. Cosa volesse dire veramente rimane un segreto, ma quella frase ingigantisce l’elenco dei dubbi ed infittisce il mistero. Tra i motivi fondamentali tesi a non credere alla morte della Pozzi ci fu quello dello scetticismo dell’opinione pubblica, l’incredulità della gente e la mancata rassegnazione dei suoi fans, oltre al fatto che non fu fornito alcuno straccio di prova sulla sua morte, senza il supporto di documenti, testimonianze certe e sicure. Brunetto Fantauzzi ha esercitato la cultura del dubbio per raccogliere una verità ed ha cercato di sfondare il muro di gomma della omertà, talvolta riuscendoci

Moana diventa un caso e gli effetti del libro di Brunetto Fantauzzi

Il caso oscuro della “scomparsa” di Moana Pozzi (non a caso tra virgolette, perché sul decesso sono invero parecchi 6raho i punti oscuri)divenne il vero e proprio evento editoriale degli anni di fine secolo. E nulla lasciava presagire che sia concluso, anzi, è destinato a fasti ancora maggiori, dato che nuovi aspetti ancora oggi inquietanti stanno per complessificare la rete dei segreti e degli intrecci che si agitano dietro l’allontanamento di Moana Pozzi prima dalle umide e lascive scene degli spettacoli hard e successivamente dal mondo intero. L’Autore delle prime due edizioni del volume “E…VIVA MOANA! GIALLO POLITICO”, ovvero il giornalista e scrittore Brunetto Fantauzzi, anche stavolta tira fuori dal cilindro dei segreti un’altra nuova serie di documenti e di fatti documentali di rilevanza assoluta.

Brunetto Fantauzzi, infatti, giorno dopo l’altro rendeva pubblico un nuovo documento sull’oscuro caso della “scomparsa” di Moana Pozzi. Si trattava di una denuncia presentata da Anna Rosa Moana Pozzi (cioé la famosa attrice Moana Pozzi che tutti conosciamo bene) presentata presso gli uffici della Polizia Giudiziaria di Mornese ( il 21 ottobre 1994 ovvero, ben trentacinque giorni dopo la morte dichiarata presso la Clinica “Hotel de Dieu” di Lione, comunicata poi con altri quattro mesi di ritardo a Roma, la città dove Moana Pozzi era residente. O di altro documento esclusivo;

Su questo punto Fantauzzi è fermo e particolarmente netto: “In questo modo, tutti coloro che avevano frettolosamente scritto che si trattava di “decesso” e non di “scomparsa”, tutti coloro che avevano affermato che si trattava solo di congetture, i parenti della Pozzi che hanno più e più volte ritrattato le proprie dichiarazioni e tutti gli operatori dei media che via via hanno cercato di appropriarsi degli esiti di un successo editoriale realizzato da altri, sono stati smentiti”.

Sbugiardati!

Chi sminuiva, affermando che le indagini erano già “chiuse” mentre il pm romano Attilio Pisani doveva ancora avviare le fasi di polizia giudiziaria è stato smentito. Lo stesso Brunetto Fantauzzi, autore del volume “E… VIVA MOANA! Giallo politico” era stato convocato presso la Procura della Repubblica di Roma dal pm inquirente Attilio Pisani solo per il due novembre 2005 ma chiedeva ulteriore tempo perché venuto in possesso di nuovi e più scottanti documenti che nessun altro giornalista è riuscito ad ottenere. Nella congerie di incongruenze nelle dichiarazioni dei componenti della famiglia di Moana rimane, al momento, l’incerta, confusa ed incompleta documentazione sul decesso, sulla cremazione e su tutte le fasi burocratiche e mediche che riguardano Moana Pozzi.

In quel momento, ed alla luce di tali documenti, si riteneva che il pm potesse finalmente svolgere il proprio compito di inquirente senza lasciarsi certo sviare da alcun programma televisivo o clamore mediatico, basandosi non su congetture ma su documenti e testimonianze dirette.

Ci sbagliavamo!.

La distruzione del corpo della Pozzi (cremazione) sarebbe avvenuta il 19 settembre 1994 a Lione. Nella città francese l’attrice si era recata nell’estate di quell’anno per curare in una clinica locale i problemi al fegato che l’avrebbero condotta alla morte il 15 settembre del 1994, all’età di 33 anni. Strano però che la certificazione medica della Clinica “Hotel de Dieu” di Lione, attestante il decesso datato 15 settembre, senza chiarirne le motivazioni mediche che hanno condotto alla morte, sia giunto a Roma – la città dove la Pozzi risiedeva- presso gli uffici competenti del Comune, solo 2 mesi dopo, oltre ogni soglia di lentezza burocratica. I medici che attestarono quel decesso oggi non sono più in quell’ospedale; a video presso i computer dell’ospedale di Lione – non risulta più niente e non si interrogano né quei medici che attestarono in modo così incompleto quel decesso né ci si interroga sul perché dopo soli 11 anni non vi sia traccia alcuna di una degenza, delle motivazioni di quel ricovero e che cosa condusse al decesso. In un documentario televisivo si sente dire che Moana Pozzi guardava verso un parco verde (come riferito da Simone Pozzi il quale però ha anche affermato più volte di non aver avuto in quel periodo contatti diretti con Moana Pozzi ma di averli avuti solo via telefono) ed in video si vede tutt’altro; persino Ilona Staller e Riccardo Schicchi sono stati cauti nel rilasciare le proprie dichiarazioni.

Bisogna chiarire che vi è stata una indagine della Magistratura italiana e si auspicava fosse  ben difficile che un pm inquirente si accontentasse di quel che affermano persone che hanno sempre ritrattato le proprie affermazioni e che si accontentasse di sentirsi dire che quei medici francesi sono al lavoro in altri ospedali, che a video presso i terminali pc della Clinica “Hotel de Dieu” di Lione non risulta più niente e che un solo rigo di testo, peraltro incompleto, attesti ufficialmente la cremazione di chicchessia. L’autore del volume “E… VIVA MOANA!”, Brunetto Fantauzzi, ha solo mostrato quel che deve fare un giornalista, ovvero esercitare l’arte del dubbio e non essere assertivo a sproposito dato che, indagine ancora in corso in quel momento, con un intervento “pesante” come quello di un programma tv di prima serata, si potesse persino prefigurare il reato di inquinamento delle prove. Allo stesso tempo, Fantauzzi aveva già anticipato che nella terza edizione del suo volume (le prime due sono andate esaurite in breve tempo) ovvero quella attuale, avrebbe illustrato altri aspetti inquietanti sulla questione complessa della “scomparsa” di Moana Pozzi.

I servizi segreti, già. Alcuni hanno ritenuto che Brunetto Fantauzzi stesse esagerando. La terza edizione lo prova con una valanga di fatti e circostanze.

I vantaggi economici che ne traggono i giornalisti, già. E che dire, allora, dei ben più evidenti vantaggi che ne ha tratto finora e ne trae la famiglia da un patrimonio che non ha mai smesso di movimentarsi e di accumularsi?

I dubbi ci sono e sono legittimi, oltre che numerosi. Le prime due edizioni del volume di Fantauzzi hanno attirato l’interesse di tutta la stampa italiana, quotidiani, settimanali e mensili. Ma hanno attirato anche l’interesse della stampa straniera: i segreti e le conoscenze nel mondo del potere di una diva a luci rosse hanno fatto versare fiumi di inchiostro anche in Turchia, Bulgaria, Ungheria, Inghilterra, Francia, Spagna, Grecia, Australia fino a raggiungere le pagine del quotidiano statunitense “Times”, di “The Indipendent” ed i programmi tv di maggiore audience (il Tg di Fede, “Lucignolo” che ha conseguito, col libro di Fantauzzi, il suo maggior picco di ascolti la scorsa estate, nella sua ultima puntata, “Le Iene”, “La Vita in Diretta”, “Chi l’ha Visto?”, uno special del TG2). Ma l’elenco delle testate è lunghissimo ed appare in Appendice, in questa terza edizione del volume di Fantauzzi

Ma oggi appaiono alcune coincidenze strane.

Perché proprio allora appare sulle scene Beppe Grillo quando stava per sparire Bettino Craxi?

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COVID E IMMUNITÀ DI GREGGE…MA ALLORA SIAMO TUTTI PECORONI?

Un’opinione fuori dal coro di Brunetto Fantauzzi. Il Vaccino anti-covid non è obbligatorio Ma siamo tutti pecoroni e corriamo a farlo come le pecore nel gregge


Covid

Vaccino non è obbligatorio Ma siamo tutti pecoroni

Comunque è opportuno chiarire che il Decreto Legge 44 rappresenta un’imposizione normativa tanto ingiusta quanto grave, dati gli effetti lesivi dei fondamentali diritti della persona e correlati e precise norme anti costituzionali alla faccia di noi cittadini a beneficio di Draghi e dei suoi predecesso

Un’opinione fuori dal coro di Brunetto Fantauzzi

 Fa molto discutere la obbligatorietà della vaccinazione anti covid. Ne parliamo tutti, ma alla fine tutti pecoroni in fila a farsi vaccinare.

Andiamo con ordine: sono necessarie riflessioni sulle disposizioni introdotte dal Decreto Legge 01.04.2021 n. 44, all’articolo 4 “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione del contagio da SAR-CoV-2 mediante previsione di obblighi vaccinali per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario”.

Quindi l’obbligatorieta’ è stabilita solo per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario.

In particolare ci si è concentrati anzitutto sui profili inerenti alla effettiva compatibilità della disciplina con le fonti normative sovraordinate (Carta Costituzionale, diritto UE, diritto internazionale), per poi trattare gli aspetti critici inerenti il concreto perimetro applicativo della norma, la quale prevede la sospensione del sanitario o dell’operatore di interesse sanitario dall’esercizio dell’attività lavorativa quale conseguenza del mancato assolvimento dell’obbligo vaccinale introdotto.

Comunque è opportuno chiarire che il Decreto Legge 44 rappresenta un’imposizione normativa tanto ingiusta quanto grave, dati gli effetti lesivi dei fondamentali diritti della persona e correlati e precise norme anti costituzionali alla faccia di noi cittadini a beneficio di Draghi e dei suoi predecessori,

anche su precise questioni tecniche o medico-scientifiche rispetto alle quali la prospettazione del giurista  rimane  aperta agli apporti delle critiche che vengono da diverse fonti anche se sottovoce. Infine, il parere è necessariamente reso secondo l’attuale stato dell’arte, reso precario perché l’indagine si concentra su un testo normativo (il d.l. 1 aprile 2021, n. 44) che attualmente non è stato ancora convertito e che, verosimilmente, subirà modificazioni ad opera dell’eventuale legge di conversione.

Brunetto Fantauzzi

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È morta Raffaella Carrà


di Lorena Fantauzzi

Raffaella Carrà, una delle più grandi showgirl italiane, è morta all’età di 78 anni. A dare l’annuncio, all’agenzia Ansa, è stato Sergio Iapino, compagno di una vita.

«Raffaella ci ha lasciati. È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre», ha detto, «unendosi al dolore degli adorati nipoti Federica e Matteo, di Barbara, Paola e Claudia Boncompagni, degli amici di una vita e dei collaboratori più stretti».

La malattia

Raffaella Carrà — il cui vero nome era Raffaella Maria Roberta Pelloni  — era nata a Bologna il 18 giugno del 1943. Si è spenta alle 16.20 di oggi, lunedì 5 luglio, dopo una malattia che — ha spiegato sempre Iapino — «da qualche tempo aveva attaccato quel suo corpo così minuto eppure così pieno di straripante energia. Una forza inarrestabile la sua, che l’ha imposta ai vertici dello star system mondiale, una volontà ferrea che fino all’ultimo non l’ha mai abbandonata, facendo si che nulla trapelasse della sua profonda sofferenza. L’ennesimo gesto d’amore verso il suo pubblico e verso coloro che ne hanno condiviso l’affetto, affinché il suo personale calvario non avesse a turbare il luminoso ricordo di lei». 

«Migliaia di figli»

Nella nota all’Ansa, Iapino descrive Raffaella Carrà come una «donna fuori dal comune eppure dotata di spiazzante semplicità, non aveva avuto figli ma di figli — diceva sempre lei — ne aveva a migliaia, come i 150mila fatti adottare a distanza grazie ad «Amore», il programma che più di tutti le era rimasto nel cuore».

Le disposizioni sui funerali

Non è ancora noto quando, né dove, si svolgeranno i funerali. Si sa invece — ed è sempre Iapino a comunicarlo — che «nelle sue ultime disposizioni, Raffaella ha chiesto una semplice bara di legno grezzo e un’urna per contenere le sue ceneri. Nell’ora più triste, sempre unica e inimitabile, come la sua travolgente risata. Ed è così che noi tutti vogliamo ricordarla».

La celebrazione da parte del Guardian

Carrà — famosissima non solo in Italia, ma anche in Spagna — era stata celebrata lo scorso novembre da un lungo articolo , che la descriveva come la «pop star italiana che ha insegnato all’Europa la gioia del sesso». «Se è così, sono felice», aveva sorriso nell’ultima intervista a «7», il magazine del Corriere della Sera. «Certo le donne italiane hanno grande simpatia per me perché non sono una mangiauomini: si può avere sex appeal insieme a dolcezza e ironia, non bisogna per forza essere Rita Hayworth».. 

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DONNE, TELEFONO ROSA ELENORA MATTIA NOMINATA AMBASCIATRICE

di Lorena Fantauzzi

Si è svolta l’altra sera presso la sede dell’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Ordine di Malta il Gran Galà dell’Associazione Telefono Rosa, cerimonia per la nomina degli Ambasciatori e Ambasciatrici 2021 del Telefono Rosa..
E’ stata nominata Eleonora Mattia, conigliere regionale, nativa di Coleferro ma abita a Valmontone.
“È stato davvero un grande privilegio essere nominata Ambasciatrice del Telefono Rosa. Sono onorata ed orgogliosa di poter rappresentare un’Associazione che dal 1988 si batte al fianco delle donne costruendo e curando spazi e opportunità per accompagnare percorsi di libertà. Continuerò ad impegnarmi, con maggiore responsabilità, contro la violenza di genere, contro le discriminazioni, per la piena autonomia e per i diritti delle donne. Affinché tutte le bambine possano nuotare in mare aperto e ogni ragazza, ogni donna, non appartenga che a se stessa”, ha dichiarato Eleonora Mattia, ambasciatrice del Telefono Rosa.
“La crisi ha avuto un volto femminile e le donne hanno pagato il prezzo più caro della pandemia, dal punto di vista sociale ed economico. Più posti di lavoro persi, un maggiore carico di lavoro di cura non retribuito dentro le case e un drastico aumento della violenza di genere. Durante i mesi di lockdown i femminicidi hanno rappresentato il 75,9% del totale degli omicidi, con una media di una donna uccisa in famiglia ogni due giorni. La violenza domestica non si è fermata neanche con il nuovo anno e migliaia di donne hanno visto intensificare soprusi, molestie, violenze consumate dentro le mura di casa, che non per tutte sono state un luogo sicuro. Voglio ringraziare la Presidente Gabriella Moscatelli, una donna speciale, per il lavoro profuso e tutte le volontarie del Telefono Rosa che, soprattutto in questo anno, sono state risorse preziose nella tutela delle donne e dei minori”, ha concluso la Mattia.